Milano Cortina 2026: sono davvero le Olimpiadi più sostenibili?


‘Sono presentate come le Olimpiadi più sostenibili di sempre.

Ma lo sono davvero?’

Le Olimpiadi Invernali Milano Cortina 2026, inaugurate il 6 febbraio 2026, vengono raccontate come un nuovo modello di grandi eventi, più attento all’ambiente, più responsabile sul piano sociale, più consapevole dell’eredità che lascerà ai territori.

Al di là degli slogan, vale la pena osservare cosa funziona davvero e dove emergono le principali criticità, senza anticipare verdetti.

Gli elementi positivi: dove il modello prova a funzionare

Uno degli esempi più citati è il Villaggio Olimpico di Milano, progettato fin dall’inizio per avere una funzione oltre i Giochi. Edifici ad alta efficienza energetica, gestione intelligente di energia e acqua e sistemi di recupero delle risorse sono pensati per un utilizzo quotidiano. Terminata l’Olimpiade, una parte significativa delle residenze verrà riconvertita in housing sociale e alloggi per studenti, trasformando un’infrastruttura temporanea in un bene urbano permanente.

A livello di governance, il framework NOW26 rappresenta il tentativo più strutturato di tradurre la sostenibilità in criteri operativi. Il programma definisce aree di intervento chiare, ambiente, inclusione sociale, governance e legacy, e le collega a indicatori misurabili, utilizzati per monitorare consumi di energia e acqua, gestione dei materiali, accessibilità e impatti sui territori lungo l’intero ciclo di vita dell’evento.

Non si tratta di un documento di principio, ma di una cornice che orienta progettazione, gestione e rendicontazione, con l’obiettivo dichiarato di rendere le scelte tracciabili e valutabili anche dopo la chiusura dei Giochi.

Sul piano organizzativo, Milano Cortina 2026 introduce inoltre un’impostazione che tiene conto fin dall’origine della fruibilità degli spazi e degli eventi da parte di pubblici diversi, integrando criteri di accessibilità nella progettazione delle sedi, dei servizi e dell’esperienza complessiva. Un approccio che riduce la distanza tra evento sportivo e inclusione, senza trattarla come un’aggiunta successiva.

Un altro dato rilevante riguarda la partecipazione degli atleti. Milano Cortina 2026 è l’edizione con il minor divario di sempre tra uomini e donne in gara, segnale di un’evoluzione strutturale verso una maggiore equità nello sport di alto livello. Un aspetto che rafforza la dimensione sociale della sostenibilità, spesso meno visibile rispetto a quella ambientale, ma altrettanto centrale.

I nodi critici: quando la sostenibilità incontra i limiti

Accanto a questi elementi, non mancano però criticità concrete. Dal punto di vista ambientale, le opere infrastrutturali legate ai Giochi hanno comportato consumo di suolo e disboscamenti in diverse aree alpine, con effetti cumulativi su ecosistemi già fragili. A questo si aggiunge l’uso intensivo di neve artificiale, che richiede grandi quantità di acqua ed energia in un contesto climatico sempre più instabile.

Sul piano sociale ed economico, emergono interrogativi sulla reale accessibilità dell’evento. Costi elevati di alloggi e biglietti, uniti alla forte dispersione geografica delle sedi, rendono complessi e spesso lunghi gli spostamenti tra un cluster di gare e l’altro, aumentando tempi di percorrenza e impatti indiretti legati alla mobilità.

È all’interno di questo quadro che si inserisce uno dei casi più discussi dell’intera Olimpiade, la pista da bob di Cortina d’Ampezzo. La decisione di realizzare un nuovo impianto per bob, slittino e skeleton ha concentrato molte delle tensioni emerse nel dibattito pubblico, tra costi elevati, interventi in un contesto ambientale sensibile e incertezza sull’utilizzo nel lungo periodo. Il tema non riguarda solo l’impatto immediato dell’opera, ma la sua legacy. Quale valore reale resterà alle comunità locali una volta spenti i riflettori?

Conclusione: una valutazione ancora aperta

Milano Cortina 2026 mostra come la sostenibilità possa entrare nei processi decisionali, nella progettazione urbana e nella governance di un grande evento. Allo stesso tempo, evidenzia quanto sia complesso conciliare ambizioni ambientali, costi, impatti territoriali e consenso sociale.

Per TreeBlock, il punto non è stabilire oggi se Milano Cortina 2026 siano davvero le Olimpiadi più sostenibili di sempre.

La valutazione reale potrà avvenire solo a Giochi conclusi, quando dati, utilizzo delle infrastrutture e impatti sui territori saranno osservabili nel tempo.

È lo stesso approccio che guida il lavoro di TreeBlock con le imprese: sostenibilità come percorso di lungo periodo, fondato su obiettivi climatici coerenti con le evidenze scientifiche e verificabili nel tempo, non su dichiarazioni isolate.

È lì che la sostenibilità smette di essere una promessa e diventa un bilancio misurabile.