Dalla compliance alla competitività: cosa è emerso dal webinar su ESG e PMI


Il 28 maggio scorso si è tenuto un webinar costruito attorno a una sola domanda: come fa una PMI a trasformare la sostenibilità da peso burocratico a vantaggio reale? A rispondere, quattro voci diverse ma complementari. Aram Chantal Mbow, CEO di Innovamey, ha aperto con una lettura del contesto globale. Stefan Grbović, CEO di TreeBlock, ha portato la prospettiva tecnologica. Ivan Alessio, Innovation Manager e Dottore Commercialista dello Studio Bartolozzi Alessio & Partners, ha offerto quella economica e finanziaria. Simona Bianchi, CEO di Tecno-Beton Group, ha chiuso con la testimonianza di chi questo percorso lo ha già fatto sul campo.

Ne è uscita una conversazione densa, con dati concreti e spunti operativi che vale la pena fissare.

Il punto di partenza: il mondo sta cambiando più in fretta di quanto reagiamo

Ad aprire il webinar è stata Aram Chantal Mbow, CEO di Innovamey, con una fotografia del contesto globale che non lascia molto spazio all’ottimismo passivo. Stiamo consumando il capitale naturale a un ritmo superiore a quello con cui il pianeta riesce a rigenerarlo. La plastica, per fare un esempio diventato quasi simbolo di questa accelerazione, racconta da sola la portata del problema: metà di tutta quella prodotta nella storia è stata realizzata negli ultimi quindici anni, e buona parte di essa persisterà negli oceani per secoli.

Ma la crisi non è solo ambientale. Mbow ha toccato il tema del gender gap con una cifra che colpisce: al ritmo attuale, ci vorrebbero 123 anni per raggiungere la piena parità di genere. E ha introdotto il concetto di intersezionalità per ricordare che le persone non sono mai riducibili a una sola dimensione identitaria: le esperienze di inclusione, accesso o esclusione si costruiscono sempre all’incrocio di più fattori, e le aziende che vogliono essere davvero responsabili devono saperlo leggere.

Fin qui, il quadro. Poi Mbow ha cambiato angolatura: la sostenibilità, in questo contesto, è diventata un motore economico. Riduce i costi operativi, apre l’accesso a bandi e finanziamenti, aiuta ad attrarre e trattenere talenti. Le nuove generazioni cercano aziende con un purpose credibile, non solo benefit sulla carta. E più dell’80% dei consumatori, secondo i dati portati da Innovamey, è oggi disposto a pagare di più per prodotti sostenibili.

ESG, credito e filiera: il punto di vista di chi fa i conti

Ivan Alessio ha offerto una lettura precisa di come la sostenibilità stia entrando nelle valutazioni economiche e finanziarie delle PMI, spesso in modo più silenzioso di quanto si pensi. Le banche non guardano più solo i numeri del bilancio: analizzano la governance, i processi, la gestione del rischio. I clienti, specialmente quelli più strutturati, iniziano a chiedere trasparenza sulla supply chain. I mercati premiano le imprese che sanno raccontarsi in modo credibile.

Le opportunità non emergono da sole, ha detto: bisogna sapere cosa si fa, perché lo si fa, e saperlo dire in modo chiaro. Questo vale ancora di più quando si parla di finanza agevolata. Bandi regionali e nazionali, contributi a fondo perduto, incentivi per innovazione, digitalizzazione, internazionalizzazione: il ventaglio è ampio, ma chi non presidia attivamente questo ambito rischia di lasciarlo ad altri. L’innovazione agevolata, in questo senso, è una leva reale che molte PMI ancora sottoutilizzano.

Innovamey e il framework WayS: capire dove sei per sapere dove andare

Tornando a prendere la parola, Aram Chantal Mbow ha presentato più nel dettaglio l’approccio di Innovamey. La realtà, con una rete di oltre 40 partner ESG selezionati in Italia e all’estero, lavora per aiutare le organizzazioni a costruire ambienti più inclusivi, capaci di trattenere talenti diversificati. Lo strumento principale con cui opera è WayS, il percorso strategico proprietario che trasforma la sostenibilità da adempimento a strumento di posizionamento.

WayS serve a capire dove si trova un’azienda oggi, a identificare rischi e opportunità, e a costruire una visione concreta con la relativa roadmap. Non è consulenza generica: è un metodo che porta a decisioni, piani e KPI misurabili. Un approccio che Tecno-Beton ha sperimentato in prima persona, come ha raccontato poco dopo Simona Bianchi.

TreeBlock: il dato ESG diventa uno strumento, non un peso

Stefan Grbović, CEO di TreeBlock, ha portato la prospettiva tecnologica. Il punto di partenza è quello che conosce bene chi lavora nel settore: raccogliere dati ESG, strutturarli, trasformarli in report e tenerli aggiornati è un’attività che porta via un tempo enorme. E il tempo, per una PMI, è la risorsa più scarsa di tutte.

È qui che si innesta il valore di TreeBlock: non solo ridurre gli errori e automatizzare la raccolta, ma restituire ore reali alle persone che lavorano in azienda. TreeBlock One, la piattaforma all-in-one pensata per consulenti e aziende, permette di calcolare automaticamente la carbon footprint, gestire emissioni scope 3 e supply chain, produrre report ESG multi-standard (CSRD, ESRS, GRI), costruire piani di decarbonizzazione e fare analisi LCA. Treeby, l’AI proprietaria integrata nella piattaforma, supporta le decisioni operative in modo contestuale e preciso. Il tutto con un audit trail certificato: ogni modifica è tracciata, ogni dato è verificabile, ogni report è a prova di sanzione.

Ma Grbović ha sollevato anche un tema spesso sottovalutato. L’esonero dalla normativa ESG che riguarda circa 80.000 PMI italiane non significa uscire dal sistema: la richiesta si sposta nelle filiere. Chi fornisce a grandi aziende o vuole partecipare a gare strutturate si trova già oggi a dover rispondere a requisiti di rendicontazione imposti dai propri clienti. Chi non si attrezza in tempo rischia l’esclusione dalle gare, la perdita di competitività e condizioni d’accesso al credito sempre più difficili. La domanda, in altri termini, non scompare: cambia solo chi la fa.

Tecno-Beton: quando la sostenibilità diventa cultura aziendale

A chiudere il cerchio è stata Simona Bianchi, CEO di Tecno-Beton Group, realtà attiva nella progettazione e realizzazione di impianti industriali che da anni ha integrato la sostenibilità nella propria identità. Il racconto è stato concreto e diretto: Tecno-Beton ha intrapreso il percorso WayS con Innovamey trasformando le intenzioni in un piano strategico strutturato, fatto di ascolto del management, survey interne, interviste agli stakeholder, analisi ESG su più pilastri, definizione di KPI e costruzione di una roadmap.

I pilastri strategici dell’azienda, costruire meglio, crescere insieme, creare valore, non sono slogan: riflettono un cambiamento che è passato prima attraverso le persone. In Tecno-Beton, ha spiegato Bianchi, i lavoratori si sentono parte di qualcosa. Ed è proprio questa coesione interna a rendere più solido il posizionamento verso l’esterno: maggiore credibilità nelle gare, più facilità nel rapportarsi con filiere strutturate, una narrazione aziendale che regge perché è vera.

Una direzione comune

Il filo che ha tenuto insieme l’intera conversazione non era la sostenibilità in sé. Era qualcosa di più concreto: la distanza tra quello che le aziende sanno di dover fare e quello che effettivamente fanno. Una distanza che si misura in dati non raccolti, opportunità di finanziamento non intercettate, talenti non trattenuti, filiere a cui si arriva impreparati.

Quello che è emerso con chiarezza è che questa distanza si chiude quando un’organizzazione decide di guardarsi davvero allo specchio: capire dove si trova, cosa produce, come comunica, cosa può migliorare. E quando ha gli strumenti per farlo in modo strutturato, misurabile, credibile.