La figura del consulente aziendale ha attraversato, nell’ultimo decennio, una trasformazione silenziosa ma profonda. Non un cambiamento di facciata, ma una ridefinizione sostanziale del mandato: cosa ci si aspetta da chi affianca un’impresa, quali competenze deve portare al tavolo, e soprattutto quale valore è chiamato a generare.
Al centro di questa trasformazione c’è la sostenibilità. O meglio, il modo in cui la sostenibilità è entrata nelle aziende: non più come scelta reputazionale, ma come requisito strutturale, normativo, strategico.
Da funzione laterale a cuore della strategia
Per molto tempo, il consulente che si occupava di temi ambientali o sociali operava ai margini del business. Certificazioni, qualche progetto di responsabilità sociale, un bilancio di sostenibilità consegnato al reparto comunicazione. Un lavoro utile, ma sostanzialmente separato dalle decisioni che contavano.
Con l’entrata in vigore della Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) e del pacchetto Omnibus I, definitivamente approvato con la Direttiva (UE) 2026/470, questo scenario è cambiato in modo irreversibile. La rendicontazione ESG è diventata un obbligo normativo per le imprese che superano contemporaneamente 1.000 dipendenti e 450 milioni di euro di fatturato netto, con applicazione a partire dagli esercizi 2027. Ma l’impatto reale va ben oltre le aziende direttamente obbligate: attraverso il cosiddetto effetto filiera, le grandi imprese raccolgono dati ESG dai propri fornitori e partner, trascinando nell’ecosistema della sostenibilità una platea molto più ampia di realtà, incluse molte PMI che non hanno obblighi diretti.
In questo contesto, il consulente è diventato il punto di contatto tra un sistema normativo in continua evoluzione e un tessuto imprenditoriale che spesso si trova a dover rispondere a richieste nuove, complesse e urgenti.
Un profilo professionale che si è reinventato
Il consulente ESG di oggi non somiglia molto a quello di dieci anni fa. Il perimetro del suo lavoro si è allargato fino a coincidere con l’intera strategia aziendale, e le competenze richieste riflettono questa complessità.
Non basta più conoscere le norme. Bisogna saperle tradurre in processi concreti: raccolta e gestione dei dati ambientali, costruzione di KPI misurabili, redazione di report secondo standard internazionali come GRI, analisi dei rischi lungo la filiera. Al tempo stesso, serve la capacità di dialogare con interlocutori molto diversi tra loro: la direzione generale, il CFO, il reparto compliance, i fornitori, gli investitori. Il consulente ESG è, per sua natura, una figura trasversale.
Come ha sintetizzato Emiliano Micalizio di Ramboll nel contributo pubblicato all’interno della guida TOP.ESG Consulenti 2025, il professionista della nuova era deve padroneggiare quattro capacità fondamentali: comprendere le policy, applicare la scienza, integrare la sostenibilità nella strategia aziendale e saper passare all’esecuzione. Non è un aggiornamento incrementale rispetto al passato, ma un salto di paradigma.
Questa trasformazione ha investito anche figure professionali tradizionalmente lontane dal tema: commercialisti, consulenti del lavoro, revisori contabili si trovano oggi a dover rispondere alle domande ESG dei propri clienti, e stanno investendo in formazione e certificazioni specialistiche per farlo. Il mercato della consulenza sostenibile è in forte crescita, con una domanda strutturalmente superiore all’offerta di professionisti davvero preparati.
TreeBlock One: la piattaforma pensata per chi accompagna le imprese
È in questo scenario che nasce TreeBlock One, la piattaforma all-in-one di TreeBlock pensata per i professionisti che accompagnano le aziende nel percorso ESG. L’obiettivo è liberare il consulente dalla burocrazia e restituirgli tempo per il lavoro strategico: meno attività frammentate, più valore al cliente.
A rendere possibile questo cambio di passo è l’intelligenza artificiale TreeBy, che analizza i dati ESG, genera insight operativi e monitora KPI in tempo reale. La piattaforma integra i principali standard internazionali di rendicontazione, tra cui ESRS, GRI, GHG Protocol e VSME. TreeBlock è tra le poche realtà in Italia ad aver ottenuto la licenza GRI e SASB, superandone i rispettivi audit: per il consulente significa poter offrire ai propri clienti report certificati e riconosciuti a livello internazionale.
Sul piano operativo, TreeBlock One è configurabile in tre varianti, Essential, Premium o Personalizzata, con dashboard analitiche, moduli di e-learning e la possibilità di costruire preventivi tailor made per ogni cliente, componendo il servizio nelle aree di misurazioni e reporting, pratiche sostenibili, supporto e integrazioni. I benefici concreti per i clienti finali spaziano da una gestione dati più efficiente al miglioramento della reputazione aziendale, dall’accesso a tassi di interesse agevolati secondo le linee guida EBA alla possibilità di intercettare incentivi fiscali dedicati alla sostenibilità.
C’è poi una dimensione che va oltre gli strumenti: un Marketplace ESG dove i consulenti possono offrire le proprie soluzioni alle aziende del network, aprendo un canale di business aggiuntivo. Entrare nell’ecosistema TreeBlock significa far parte di una comunità di professionisti e imprese che hanno già scelto di essere parte del cambiamento.
Conclusione
Il consulente ESG non è una figura destinata a stabilizzarsi: è una figura destinata a moltiplicarsi. Le ragioni sono strutturali. Man mano che gli obblighi normativi si estendono lungo la filiera, sempre più imprese, anche quelle che oggi si sentono lontane dal tema, si troveranno a dover gestire dati, rendicontazioni e strategie di sostenibilità. E quasi nessuna lo farà da sola.
A questo si aggiunge una dinamica di mercato difficile da invertire: banche e investitori valutano già il profilo ESG delle aziende nell’accesso al credito e ai finanziamenti. I grandi committenti lo richiedono ai fornitori. I talenti, soprattutto le generazioni più giovani, scelgono dove lavorare anche in base ai valori dell’organizzazione. La sostenibilità, in altre parole, è diventata una variabile competitiva reale, e chi non la presidia subisce uno svantaggio concreto.

