TreeBlock ospite de IL SOLE 24 ORE: la sostenibilità è una priorità


‘TreeBlock è un volano. Un ponte concreto tra due mondi che sembrano opposti e che invece devono imparare a parlarsi: da un lato le normative ESG, sempre più stringenti, dall’altro la necessità delle aziende di restare competitive e fare business in modo profittevole.’

 È partendo da questa idea che Stefan Grbović, CEO e co-founder di TreeBlock, è stato ospite di Lavoro24, il format de Il SOLE 24 ORE dedicato al mondo del lavoro e delle competenze, per raccontare come sta cambiando nel mercato e perché le competenze ESG sono diventate tutt’altro che facoltative. 

La sostenibilità è dati 

Uno dei punti più netti dell’intervista riguarda cosa sia davvero la sostenibilità quando la si pratica ogni giorno. Non è solo una questione di valori o di comunicazione: è una questione di dati, flussi informativi da raccogliere, processare e rendicontare secondo standard precisi. E farlo bene richiede un bagaglio di competenze che non è verticale su un’unica disciplina, ma orizzontale su più mondi: quello normativo, quello ambientale, quello gestionale, quello tecnologico. I pezzi si incastrano uno con l’altro, e togliere anche uno solo compromette la struttura. 

Dall’intervista emerge che questa complessità ha reso necessaria una figura come il Sustainability Manager, oggi sempre più centrale nelle organizzazioni. Nel 90% dei casi, suggerisce Grbović, non è una figura che nasce da zero: si evolve da profili già presenti in azienda, come il responsabile qualità, l’Energy Manager, l’ingegnere ambientale o chi si occupa di risorse umane. Quello che cambia è la capacità di fare da collante tra dipartimenti diversi, intercettare le pressioni esterne e tradurle in una strategia cucita su misura. In una supply chain in continuo cambiamento, un data entry fisso e rigido non basta. Serve una figura adattabile, non un esecutore. 

I settori più esposti? Grbović ne cita alcuni con chiarezza: grande distribuzione organizzata, industria pesante, automotive. Comparti che sentono già oggi la pressione lungo tutta la filiera. La formazione universitaria resta la base, ma quello che fa davvero la differenza è il campo. È esattamente per questo che TreeBlock, lavorando a stretto contatto con centinaia di imprese, ha sviluppato strumenti che non replicano modelli astratti ma rispondono a esigenze concrete e specifiche. Ogni azienda è diversa, e la sostenibilità non si applica con un template uguale per tutti. 

Il Microsoft Office della sostenibilità 

Non tutte le PMI possono permettersi di assumere due o tre figure dedicate esclusivamente alla rendicontazione ESG. TreeBlock, come evidenzia Grbović, nasce proprio per rispondere a questo problema. La piattaforma funziona con un sistema di abbonamento modulare che permette alle aziende di scegliere gli strumenti di cui hanno bisogno, automatizzando il data entry, la parte più tediosa del processo, e guidando l’azienda verso report conformi agli standard richiesti da grandi clienti e istituti di credito. 

 La digitalizzazione di TreeBlock non è generica: è pensata e costruita specificamente per questo settore ed è l’espressione concreta di quello che oggi viene chiamato ESGTech, l’incrocio tra tecnologia e sostenibilità che sta ridefinendo il modo in cui le aziende gestiscono la propria rendicontazione. Dal 18 marzo 2026, con l’entrata in vigore della Direttiva Omnibus I, le PMI sono formalmente esonerate dall’obbligo di rendicontazione ESG, ma le grandi aziende continuano a chiedere dati ai loro fornitori e le banche hanno già integrato i criteri ESG nei rating di credito.

Secondo le stime di TreeBlock, tra 60.000 e 80.000 piccole e medie imprese italiane si trovano oggi in una zona grigia: esonerata dalla norma, ma non dalla pressione del mercato. Chi arriva senza dati strutturati lo scopre sulla propria pelle: un fornitore scalato, un’offerta di credito peggiorata, un’opportunità che non torna. Vale la pena ricordarlo: la tecnologia in questo contesto non sostituisce le persone, le potenzia. Il Sustainability Manager che lavora con strumenti digitali adeguati fa un lavoro migliore, più veloce e più credibile. 

 Sostenibilità come resilienza 

C’è un concetto che Grbović esprime con chiarezza e che rompe un luogo comune duro a morire: la salute economica di un’azienda è essa stessa un elemento di sostenibilità. Non si fa bene all’ambiente senza fare bene anche all’azienda. Il return on investment esiste e la parola che sceglie per chiudere il cerchio è una sola: resilienza. Non un costo da sostenere, non un obbligo da assolvere. Una condizione per restare competitivi in un mercato che cambia rapidamente.